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N° 132

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Solidarietà Autogestita

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USI antimilitarista

Lavoratori "appaltati"

 

 

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Volumi Centenario USI

IL LIBRO LE FIGURE STORICHE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA

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ALMANACCO DI "GUERRA DI CLASSE" 1912-2012

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CONTRO L'INTERVENTO MILITARE IN SIRIA E IN OGNI PARTE DEL MONDO

 

siria

 
L'accordo fascista sulla rappresentatività del 31-05

Allo stesso modo in cui il “porcellum” è una versione peggiorativa della legge elettorale Acerbo del 1923, che permise al fascismo di vincere le elezioni del 1924, il porcellum sindacale è una versione ammodernata dell’accordo fra CONFINDUSTRIA e sindacati fascisti del dicembre 1923, che sancirono la sottomissione del movimento operaio al governo e al padronato.
L’accordo venne firmato a palazzo Chigi, allora occupato da Benito Mussolini che era presidente del consiglio; essi dovevano preludere al riconoscimento del monopolio della rappresentanza sindacale ai sindacati controllati dai fascisti.
Il 2 ottobre 1925 fu sottoscritto un nuovo accordo interconfederale tra Confindustria e sindacati fascisti che prevedeva il reciproco esclusivo riconoscimento e l’abolizione delle commissioni interne di fabbrica, organismo eletto dai lavoratori; l’accordo ha preso il nome di patto di palazzo Vidoni.
La legge n.563 del 3 aprile 1926 emanata dal governo fascista recepì i precedenti accordi interconfederali tra Confindustria e associazioni agrarie da una parte e sindacati fascisti dall’altra, stabilendo per legge il monopolio della rappresentanza dei lavoratori per i sindacati “legalmente riconosciuti” e abolì il diritto di sciopero.

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Festa Libertaria

27 - 28 - 29 Settembre si terrà a Modena una tre giorni di festa Libertaria all'Ex Caseificio di San Martino di Mugnano con dibattiti, cene e concerti.
Campeggio Libero!!

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La Sanità che vogliamo

PER DIFENDERE IL DIRITTO ALLA SALUTE ED ALLA SANITA' PUBBLICA E' NECESSARIO CAMBIARE !

Non si tratta di contrastare il sistema, ma di uscirne e cambiarlo radicalmente.

Un dato da fatto certo è che negli ultimi anni le politiche governative, sia nazionali che regionali non hanno avuto al centro dei propri interessi i bisogni di salute della popolazione ma soltanto una riduzione dei costi con tutto ciò che ne consegue. Il modello attuale di sanità che conosciamo e che tutti affermano di voler difendere riconoscendolo come unico valore il quale ne garantiva un diritto per tutti ha fallito. Esso ha fallito non solo a causa degli interessi commerciali e del profitto sempre più immerso negli affari governativi, i quali hanno determinato le scelte politiche in ambito sanitario ed anche perché gli affaristi compiacenti tra partiti e sindacati di regime hanno accettato la mercantilizzazione, come dimostra il moltiplicarsi di fondi integrativi sanità inseriti, da questi, in molti contratti privati e che rappresentano un preludio ad ulteriori sostanziali riduzioni della presenza e delle tutele del diritto alla salute, ma anche dal punto di vista collegato a tutti gli aspetti che la compongono nel suo insieme e che sono legati al concetto di salute stesso.

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La migliore amica di Confapi

comunicato accordo fiom confapiDopo la firma alla Bertone, lo scandalo della compiacenza (connivenza?) verso padron Riva sui fatti dell'ILVA di Taranto e dopo la spinta decisiva per la firma degli accordi scandalosi del 31 Maggio, l'ineffabile Fiom di Landini riesce nell'impresa storica di superare a destra Fim e Uilm firmando un accordo peggiorativo con Unionmeccanica - Confapi, guadagnandosi gli elogi di quest'ultima. Complimenti!

 
Il Quarto Stato, contrattazione o rivoluzione

Il quarto stato


Circa 20 milioni di persone in Italia (un quarto della popolazione) è a rischio esclusione dalla sopravvivenza materiale. Di queste 8,2 milioni risultano già “schedate” come povere (assolute o relative, poco importa). Ma i numeri, si sa, si lasciano scrivere: sono elementi flessibili ad uso e consumo del potere. Basta appostarsi ai bottini delle immondizie dei supermercati – assediati dai nuovi poverissimi che cercano disperatamente avanzi di frutta e verdure semi marcescenti – per sapere che cosa stia succedendo. O guardare le fila dei disperati alle mense della Caritas (quelle ancora aperte) per capire che non più solo di extracomunitari si tratta (non che questo faccia la differenza: dimostra solo che il terzo mondo si sta trasferendo qui). Ci bastano gli occhi avviliti ed attoniti degli operai delle fabbriche (a centinaia) che chiudono. Spesso senza preavviso, anche se le leggi di “garanzia” ci sarebbero, tra un venerdì e il lunedì successivo per riaprire in Albania o da qualche altra parte. Mentre altre falliscono perché non pagano i fornitori non riuscendo a recuperare i crediti sospesi (spesso statali). Ci sono persone che vivono (vivono?) con 250 euro al mese.

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